Il pittore della felicità

«Per me la pittura esprime la gioia di vivere: tutto ciò che di bello ci circonda io lo voglio fissare sulla tela. Dipingere per me è quindi gioia immensa, divertimento». Pierre-Auguste Renoir

Tra i molti artisti del passato e che hanno avuto il privilegio di rimanere immortali grazie al loro estro e la creatività vi è Renoir.Nato a Limoges, in Francia, Pierre-Auguste Renoir (1841–1919) è considerato il pittore della felicità per i temi sviluppati nel corso della sua vita nelle sue innumerevoli opere.
Proveniente da una famiglia estremamente povera, fin da piccolo evidenziò il suo estro artistico.
Renoir, infatti, era molto portato per il canto, tanto da attirare l’attenzione del maestro Charles Gounod che, oltre ad offrirgli lezioni gratuite, si prodigò per farlo entrare nel coro dell’Opéra.
Il destino però riservò al grande pittore un’altra strada.
Utilizzando i gessi da sarto del padre era d’abitudine passare pomeriggi a disegnare.
I genitori incentivarono la sua passione arrivando a comprare per lui le costosissime, per l’epoca Vittoriana, matite colorate e quaderni da disegno.
Per il tredicenne Renoir ben presto si aprì una carriera come decoratore presso una fabbrica di ceramiche, che gli diede modo di accumulare una discreta somma di denaro la quale gli permise di intraprendere la carriera di pittore dopo la chiusura per bancarotta della ditta Lévy.
Nel corso della sua carriera, Renoir assimilò ed espresse numerosi stili e influenze, fu tra i pionieri dell’impressionismo insieme a Pissarro e Monet e tra i primi ad aderire ai principi di pittura en plein air (all’aria aperta) caratterizzati dalle scene di svago borghese del movimento.
Successivamente, grazie all’influenza di alcuni viaggi in Italia per ammirare Tiziano e Raffaello, virò la propria pittura verso una sorta di classicismo che si espresse nelle opere successive, adottando un’estetica molto più statuaria, che si manifestò nei dipinti raffiguranti le sue numerose ed amate modelle
.Gli ultimi anni della sua vita furono caratterizzati da una forma di artrite che gli prese le mani, ma in maniera caparbia, nonostante le difficoltà continuò a dipingere in maniera copiosa.
Morì il 3 dicembre 1919 dopo una lunga carriera, lasciandoci più di 6000 opere del suo ingegno.


«Dispongo il mio soggetto come voglio, poi mi metto a dipingerlo come farebbe un bambino. Voglio che il rosso sia sonoro e squillante come una campana, quando non ci riesco aggiungo altri rossi ed altri colori finché non l’ottengo. Non ci sono altre malize…Oggi si vuole spiegare tutto. Ma se si potesse spiegare un quadro non sarebbe più arte. Vuole che le dica quali sono, per me, le due qualità dell’arte? Dev’essere indescrivibile ed inimitabile … L’opera d’arte deve afferrarti, avvolgerti, trasportarti»Pierre-Auguste Renoir

Michele Vida

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